Beta-Caseina A2A2

A partire dal 2003, dopo uno studio condotto in Nuova Zelanda sul beneficio sulla salute umana che avrebbe il consumare latte con Beta-caseina A2A2, in alcuni paesi dell’Oceania e in Inghilterra, c’è stato un crescente interesse sull’argomento, arrivando alla commercializzazione di latte contente solo Beta-caseina A2A2.
Nel resto d’Europa la notizia è passata un po’ in sordina e non ha avuto così il grande successo avuto in questi paesi. In Italia si trovano solo poche notizie in qualche sito dedicato alla salute umana. Inoltre finora l’analisi DNA delle varianti genetiche della Beta-Caseina nei tori di razze da latte non è un’analisi routinaria com’è invece per la K-caseina.


Le varianti proteiche del latte

Le proteine del latte sono costituite per circa il 25% da siero-proteine e costituenti azotati non proteici, e la restante parte da caseine, le proteine più importanti visto che sono quelle che andranno a formare il formaggio. Le caseine a loro volta si dividono in altre 5 frazioni, tra cui la Beta-Caseina, argomento di questo articolo, che rappresenta circa il 36% della caseina totale.

Attitudine casearia


Le proteine in quanto tali, sono costituite da una catena di amminoacidi (229 nel caso della Beta-Caseina) disposti uno di seguito all’altro, dove la loro sequenza è controllata a livello di DNA. In natura, come per qualsiasi proteina, si possono trovare più varianti genetiche, che differiscono tra loro per la sostituzione anche solo di 1 o 2 amminoacidi, differenze che derivano da mutazioni del DNA nel corso di migliaia di anni. Per la Beta-Caseina si conoscono ben 13 varianti ma solo due, la A1 e la A2 sono le prevalenti nelle razze maggiormente allevate per la produzione di latte.
La variante della proteina originale sembra essere l’A2 e che circa 5000 anni fa si sia verificata una mutazione che ha portato ad avere la presenza nella popolazione bovina della variante A1. Quest’ultima nel corso della selezione animale è diventata la prevalente soprattutto nella Frisona. La differenza tra le due varianti sta nella presenza in posizione 67 della catena, dell’amminoacido Istidina nel caso della A1 e Prolina nella A2.


Effetto per la salute umana

Questa piccola differenza però provoca enormi conseguenze una volta che il latte viene ingerito dall’uomo. Infatti durante la digestione, la variante A1 può formare un frammento di proteina conosciuto come beta casomorfina 7 (BCM 7). Gli effetti negativi di questo frammento possono essere enormi trattandosi di un fortissimo oppiaceo o narcotico oltre che di un ossidante.
Può portare a infiammazioni di vasi sanguigni, causando cardiopatie e può indurre l’organismo a distruggere la propria insulina, causando il diabete di tipo I.
Il trial medico svolto in Nuova Zelanda ha preso in esame 20 Paesi per quanto riguarda l’incidenza di malattie cardiache e 19 Paesi per l’incidenza del diabete di tipo I. Con i risultati alla mano, l’analisi ha portato alla conclusione che la popolazione più sana è quella giapponese, in cui il consumo di latte è ridotto. Le incidenze maggiori di malattie cardiache si riscontrano, invece, proprio in Nuova Zelanda, dove la beta-caseina A1 è presente nel latte locale e di cui se ne fa largo consumo.
L’effetto peggiore, però, si ha nell’insorgenza del diabete di tipo I. Sia i dati dello studio neozelandese, che anche le analisi di laboratorio condotti sui topi, hanno evidenziato la stretta connessione tra diabete e beta-caseina A1.

Beta caseina

Tuttavia è da riportare il fatto che per alcuni ricercatori i risultati degli studi sinora condotti sono ancora incerti e da validare con ulteriori ricerche. Gli studi hanno anche evidenziato che il periodo più critico per l’assunzione di latte A1 sia la primissima infanzia (entro il primo anno di vita): in questa fase della crescita, il sistema immunitario verrebbe sensibilizzato dalle proteine del latte a produrre anticorpi anti-insulina contro le cellule beta nel corso della vita (per maggiori dettagli visita il sito http://www.betacasein.org).


Cosa si può fare a livello genetico

Un’alternativa sarebbe quella di sostituire, nel tempo, la popolazione bovina che produce A1 con quella che produce A2. Nel frattempo è possibile produrre e commercializzare latte derivante da bovini che producono solo beta caseina A2, come avviene in certi paesi come Inghilterra e Australia, per essere somministrato alle fasce più a rischio della popolazione come i neonati.
Per aumentare la frequenza del gene della Beta-Caseina A2 è abbastanza semplice. A livello genetico la produzione di Beta-Caseina è controllata da un solo gene, come ad esempio nel caso della k-caseina, per cui il genotipo di un animale può essere "A1A1", "A2A2" o "A1A2". Una vacca con genotipo come nel primo caso produrrà latte solamente con la forma della Beta-Caseina A1, nel secondo solamente nella forma A2, e nel terzo produrrà in proporzioni uguali la forma A1 e A2. Sono ereditate in maniera Mendeliana, quindi per aumentare l’incidenza nella popolazione dell’allele A2, occorrerà usare tori A2A2 oppure A1A2 controllando con un test del DNA il genotipo delle figlie.
Intermizoo, nel suo programma selettivo, ha iniziato a fare le analisi del DNA dei propri tori e dei giovani torelli avviati al centro. Dalle prime analisi forniamo questa prima lista di riproduttori che portano l’allele della Beta-Caseina A2. Questi tori, se usati correttamente, permettono di ottenere una mandria che produce un latte Beta-Caseina “A2A2”.

Lista Beta-caseina
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